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venerdì 19 giugno 2015

La chiesa della Rotonda, messa a nudo dai nuovi scavi

Antonio Stizzia, Nicolas van Aelt, La clarissima città di Catania..., 1592. Particolare.
Verso la metà del 2014 si intraprendono una serie di nuovi lavori per l'adeguamento del percorso visite, indagine archeologica e per il consolidamento e la messa in sicurezza delle due aree archeologiche del Teatro romano e delle Terme della Rotonda. Se immediati sono stati i lavori al Teatro (concentrati prevalentemente all'Odeon per assicurarne l'apertura in tempi brevi, ma balzati agli onori della cronaca a seguito del caso del cosiddetto laghetto che ne bagna l'orchestra), per l'area della Rotonda bisognerà aspettare la fine dell'anno.
Il progetto prevede un adeguamento dell'area che coinvolge l'isolato ottocentesco costruito al di sopra delle strutture antiche, sfruttando gli edifici risparmiati dai lavori per ricavarne ambienti espositivi.
Porzione di edifici risparmiata dagli attuali lavori. Parte di essi sono ancora abitati.
In fase di scavo, probabilmente a seguito del rinvenimento di una importante struttura sotterranea, è stato deciso di eliminare totalmente la facciata nord dell'isolato, permettendo così la vista completa della cupola della Rotonda.
Il cantiere su via Gesuiti, incrocio con via Minoritelli.

L'apertura della breccia ha creato una insperata quinta scenografica che si apre a chiunque proceda per le vie dei Minoritelli e dei Gesuiti, offrendo una magnifica veduta della struttura dal caratteristico colore rosso.
Da via Minoritelli, il nuovo scenario che si impone.
Ciò ha destato immensa curiosità da parte dei numerosi turisti che da via Crociferi transitano giornalmente verso piazza Dante, i quali in precedenza ignoravano l'esistenza di questo magnifico posto.
Probabilmente frutto di un social street artist, un cartello fittizio che indica l'area archeologica e che serve a far notare penuria di segnaletica turistica in città.
Tra le sorprese per chi non conosceva questo lato dell'edificio, è apparsa evidente la deliziosa scaletta ricavata sulla superficie dell'emisfero in direzione nord-est, la cui funzione era il raggiungere l'insolito e originale campanile posto in vetta alla chiesetta.
La scaletta incavata nella cupola per raggiungere il campaniletto basso-medioevale.
La scaletta, dovremmo immaginare, nasce insieme al resto della struttura, così come sembra esserne testimonianza un elemento indicato nella veduta di Catania del 1592, opera di Nicolas van Aelt su commissione del barone Antonio Stizzia.
Dettaglio della Rotonda. le linee di contorno sono messe in evidenza.
Nell'illustrazione si possono notare il portale rinascimentale - ancora oggi visibile - due contrafforti, seppure schiacciati per esigenze artistiche, il campaniletto all'apice della semisfera e due linee curve parallele che potrebbero benissimo essere la nostra scaletta, spostata verso sud ancora una volta per esigenza artistica (il lato nordorientale è infatti appena percettibile).
Riportata al numero 7 della legenda come S. M.a Rotunda, la struttura era a quel tempo una rinomata chiesa, la quale fama era amplificata dalla tradizione che la volesse un pantheon pagano convertito precocemente al culto mariano.
Statuina rappresentante una dama in abiti del Cinquecento, rinvenuta in fase di scavo.
(da Parco Archeologico Greco Romano di Catania - Reperti dell'antica Catania)
La chiesa era dunque frequentata dalla nobiltà locale, come testimoniano anche i reperti rinvenuti. Il ricordo della tradizione è perpetuato dalla lunga scritta all'interno della cupola:
QUOD INANI DEORUM OMNIUM VENERATIONI SUPERSTITIOSÆ CATANENSIUM EREXERAT PIETAS IDEM HOC PROFUGATO EMENTITÆ RELIGIONIS ERRORE IPISIS NASCENTIS FIDEI EXORDIIS DIVUS PETRUS APOSTOLORUM PRINCEPS ANO GRATIÆ 44 CLAUDII IMPERATORIS II. DEO. OP. MAX. EIUSQUE GENITRICI IN TERRIS ADHUC AGENTI SACRAVIT PANTHEON
La tradizione prende spunto probabilmente dal fatto che gli edifici di culto cristiano relativi al periodo proto-bizantino erano chiamati panthea, e dunque anche il monumento catanese poteva essere chiamato a sua volta pantheon, per via della sua circolarità.
Interni dell'edificio.
(da Panoramio - Photo of Archi)
L'edificio religioso infatti, secondo alcuni studiosi, risalirebbe al VI secolo, soppiantando l'impianto termale rimasto anonimo, ma che oggi prende il nome di Terme della Rotonda. Un edificio piuttosto ambiguo, che non sembra voler seguire alcun canone edilizio o cultuale, ma che sembra potersi definire un unicum. La cappella principale risulta orientata verso nord, anziché verso est, mentre la distribuzione degli ambienti interni non trova confronto con altri edifici paleocristiani e bizantini.
Nel corso dei secoli grande importanza si diede all'apparato iconografico, rivestendo di icone le superfici interne. Con la liberazione degli spazi a nord dell'edificio sono venuti alla luce altri piccoli lacerti che testimoniano come anche le parti più recondite della chiesa fossero affrescate.
Arco del cappellone settentrionale, dall'esterno del cantiere.
Si apprezza il lacerto di un affresco.
La chiesa di Santa Maria della Rotonda e tutti i suoi corpi di fabbrica subirono diversi interventi edilizi, alcuni atti a rinforzare la struttura, altri ad espanderla, altri a restaurarla o ricostruirne le parti crollate (principalmente a seguito dei sismi del 1169 e del 1693). Tali interventi ne hanno via via alterato la leggibilità unitaria, causando una notevole complessità stratigrafica che non può che costituire un meraviglioso banco di prova per gli studiosi.
Noi attendiamo quindi con interesse la pubblicazione delle nuove acquisizioni ottenute in fase di scavo 2014-2015, e nel frattempo ammiriamo l'esterno della cupola sicuri che presto il percorso visite (effettuabile ogni giorno su prenotazione, tranne il mercoledì e la domenica in cui le terme sono liberamente accessibili) si arricchirà di nuovi e affascinanti ambienti che incrementeranno l'offerta culturale del sito.

giovedì 11 giugno 2015

Scoprendo il Museo di Arte Sacra di Misterbianco

A Misterbianco, appena girato l'angolo di piazza Giovanni XXIII, proprio sotto il cappellone della chiesa madre si apre una porticina ad arco in pietra tufacea su pilastrini lavici. Si tratta dell'accesso ad un museo non molto esteso, ma ben allestito, cui ci introduce una lapide appena a lato dalla porta. Il Museo di Arte Sacra, attivo ormai dal 2010, fondato e gestito dall'Associazione Monasterium Album.
L'ingresso del Museo.
A farci da guida è Carmelo Santonocito, uno dei fondatori, il quale mentre apre la porta ci invita a notare che questa è un falso storico - ben fatto - poiché l'apertura è stata realizzata appositamente per consentire un accesso al Museo, scavando lo spessore murario e montando i resti di una porta ottocentesca passata di proprietà al Comune. Dietro due battenti blindati, mascherati ad arte da un rivestimento in legno, si apre subito l'introduzione della memoria civica di Misterbianco: Un grosso frammento ligneo datato al 1810 ne ricorda le origini da quel monastero bianco dedicato alla Madonna delle Grazie. Il pezzo venne infatti realizzato in sostituzione alla trave originaria che sosteneva la campana della chiesa prima della sua scomparsa durante l'eruzione del 1669, illesa assieme al campanile e suonata per raccogliere i fedeli in mezzo ai rami della Aliva 'mpittata. Questa trave ottocentesca, ormai troppo logora, è stata a sua volta sostituita a metà degli anni '90 e dall'apertura del Museo è qui esposta.
Trave di appoggio della vecchia campana.
La trave non è il solo ricordo della vecchia chiesa di Santa Maria in Monasterio Albo. Poco oltre si apre una deliziosa quanto pittoresca parete in parte lasciata al grezzo e in parte ad imitazione del fronte lavico secentesco. Qui trovano spazio diversi frammenti marmorei di notevole interesse che per ragioni di sicurezza si è preferito conservare piuttosto che lasciarli tra i ruderi recentemente tornati alla luce. Tra questi spiccano per bellezza e importanza: la lapide di facciata che nonostante le lacune ricorda chiaramente la dedica del tempio alla Madonna delle Grazie; il fonte battesimale e il suo alto piede, di impostazione tardo-gotica; il basamento del cero pasquale proto-barocco; un telamone bassomedioevale; un lacerto di affresco tardo-gotico.
Frammenti lapidei da Campanarazzu.
Frammento di affresco rappresentante il martirio di un santo.
La prima sala, che racconta l'arte sacra precedente l'eruzione, è ricavata al di dentro della navata destra della cripta della chiesa madre, ci spiega la nostra guida, mentre sotto alla cupola avveniva l'accesso all'ambiente sotterraneo. Una saletta quadrata dalla bella volta a lunette si apre davanti a noi, qui si affrontano la scaletta di accesso, riportata in luce con i lavori del Museo, e l'altarino della cripta, mentre le diverse nicchie tutt'intorno ospitano pregevoli manifatture - tessili e lignee - appartenute al tesoro della chiesa madre. Spicca un magnifico Crocifisso rinascimentale, collocato proprio sopra l'altare.
Il vecchio ingresso alla cripta, inutilizzato per concedere la fruizione indipendente di Museo e chiesa.
L'altare della cripta.

Alle spalle di questo suggestivo ambiente se ne apre uno ancora più affascinante, situato esattamente sotto l'abside centrale del tempio di cui ne segue l'andamento curvilineo. Questo era l'antico colatoio dell'ossario comune, le cui cellette sono state adeguate per ospitare le teche degli oggetti più preziosi: reliquiari e ostensori in argento di scuola messinese e acese. Tra gli altri pezzi spicca anche il modellino della cupola della chiesa madre, opera lignea del 1835.
La sala circolare.

Da questa sala si accede ad una contigua, attraverso una breccia ricavata nello spessore murario, dietro cui si rinvenne una seconda cripta. La chiesa madre di Misterbianco infatti era dotata di un sistema a doppio ipogeo: un cappellone con annessi colatoio e ossario da un lato, un sepolcro per i rettori della chiesa dall'altro, con ingresso indipendente. Grande fu la sorpresa nel rinvenire i corpi con ancora gli abiti originali e le targhe che li identificavano (i nomi appaiono tra l'altro nell'elenco dei canonici), sebbene al contatto con l'ossigeno questi si ridussero a semplice polvere.
L'antico accesso al sepolcro dei canonici, oggi ospita il reliquiario di Sant'Antonio Abate, patrono di Misterbianco.
Reliquiario di San Vito, ostensorio e targhe funebri dei canonici.
Chiude infine la visita una estensione della cripta, ottenuta scavando le fondamenta di un casotto eretto posteriormente alla chiesa. Sono qui ospitate le pianete recuperate dal rettore della chiesa madre e offerte al Museo, insieme a pezzi di grande importanza storica e artistica, come il berretto del fu arcivescovo Francica-Nava o il copri altare settecentesco con decorazioni in piccoli cilindretti di diverso materiale e colore, intessuti con il lenzuolo.
Questa sala, essendo realizzata ex-novo, ha potuto prevedere i servizi igienici e l'uscita di emergenza.
La sala delle pianete.
La visita a questo piccolo ma delizioso museo riesce ad accrescere l'interesse turistico nei confronti di una città, Misterbianco, la quale vocazione apparentemente è tutt'altra. La presenza di siti archeologici di notevole interesse (le Terme Romane, Campanarazzu), borghi rustici (Santa Maria degli Ammalati), siti naturalistici di notevole importanza (dalla Valle dei Sieli in comune con Motta Sant'Anastasia all'Aliva 'mpittata), i due musei civici in gestione all'Associazione Monasterium Album (di Arte Sacra e della Civiltà Contadina) e i residui di architettura storica non del tutto cancellata dalle devastazioni edilizie dell'ultimo cinquantennio rendono la città ricca di tesori ancora da scoprire.
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Per organizzare le visite al Museo dell'Arte Sacra di Misterbianco si rimanda al link Contatti e orari | Museo Misterbianco - Fondazione Culturale "MONASTERIUM ALBUM"
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